KURDISTAN

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La storia
Questa è la storia di un’area che si estende per oltre 450 mila km quadrati. E’ anche la storia di una popolazione che vive da secoli
(dal 614 a.c.) tra quattro stati: Iraq, Siria, Iran e Turchia,
senza mai averne avuto uno proprio.

Questa area ha un’attrattiva particolare per le potenze del Medio Oriente: grande ricchezza petrolifera, idrica, e posizione strategica perchè di connessione con le repubbliche centro asiatiche.

Per questo l’etnia kurda ha sempre dovuto difendersi, subendo da secoli una repressione ferocissima. Nel corso della storia quest’etnia ha saputo organizzarsi per l’indipendenza e l’autonomia politica nei vari stati, cercando anche di liberarli dai loro oppressori:
dal KDP (oggi UPK) in Iraq che combatteva contro il regime di
Saddam Hussein; all’Iran, dove l’UPK (oggi PDKI) ha combattuto a fianco dei rivoluzionari komeinisti e oggi cerca di ottenere la fine
della militarizzazione del kurdistan iraniano; fino alla Turchia dove più aspri sono stati i conflitti e la repressione da parte dello stato Turco: negli anni ’70, dall’ala del partito socialista kurdo, nasce il PKK, partito dei Lavoratori Kurdi, braccio armato che inizia a restituire il terrore e la paura diffusi dallo stato militare turco.

PKK
Il PKK, di ispirazione marxista, rivendica il diritto
alla lingua kurda e a uno stato indipendente.
La turchia di contro risponde aumentando la repressione
(arresti, deportazioni, torture, villaggi bruciati interamente)
acuendo maggiormente il conflitto, ancora oggi non risolto.

Cosa succede oggi, ottobre 2014 ?

Da un paio di anni L’IS- Stato Islamico- conosciuto anche come ISIS (Stato Islamico per l’Iraq e la Grande Siria) sta combattendo in Siria contro il regime di Bashar al Assad. Ha iniziato però la sua avanzata per la conquista di altri territori in Siria e inIraq,
dove già contava una numerosa presenza.
Attualmente controlla una zona equivalente al Belgio tra Iraq e Siria, sotto il comando dell’autoproclamato califfo, Abu bakr al-Baghdadi .

Il loro obiettivo: costituire uno stato islamico.
L’IS ha iniziato a seminare il terrore, in particolare tra i villaggi kurdi come Tal Maruf nella provincia di al-Hassaka o Qamishli.

A Kobane però lo Stato Isalmico sta incontrando parecchie difficoltà: la città, da loro assediata da più di 40 giorni, non vuole essere
lasciata dai kurdi, che continuano con l’offensiva da oltre un mese,
ricevendo continue solidarietà dalla popolazione kurda e dagli
internazionali, nonché armi e aiuti umanitari dai paesi occidentali.

donne curde a kobsane

In tutto questo il governo turco di Erdogan, è ancora indeciso su come comportarsi: prima libera i 49 ostaggi e non si dichiara nemico dei jiadhisti, ora richiede un intervento di terra per paura
che lo Stato Islamico varchi il confine turco,
da cui Kobane dista solo pochi kilometri.

E’ chiaro però quale comportamento riservare ai kurdi,
indipendentemente da qualsiasi situazione: reprimere ogni forma
di manifestazione filo kurda, cosa che ha causato negli ultimi
giorni 18 morti tra le città di Kadikoy, Ankara, Antakya,
Antalya, Mus Varto, Mardin, Diyarbakir.

Per maggiori informazioni:

http://www.uikionlus.com/una-coalizione-popolare-internazionale-contro-lisis-per-kobane-e-per-lumanita/

Per capire al meglio le motivazioni che stimolano la popolazione kurda nella regione di Rojava in Siria nel combattere,
ecco la versione integrale della Carta del Contratto Sociale:

http://www.uikionlus.com/carta-del-contratto-
sociale-del-rojava-siria/


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